Quasi vacanze all’isola dei gabbiani

Venerdì 27 luglio 2018

Isola di Unije, Croazia

Da Vacanze all’isola dei gabbiani, Astrid Lindgren

Se scendete al molo di Stoccolma una mattina d’estate e ci vedete ormeggiato il Gabbiano I, un vaporetto bianco che fa la spola tra l’arcipelago, salite pure a bordo: è quello il vaporetto giusto. La campanella della partenza suonerà alle dieci in punto, e il Gabbiano I si staccherà a macchina indietro dal molo, salpando per il suo giro abituale, che termina laggiù, alle isole più lontane dell’arcipelago di Stoccolma.

Karin, Karin, ma dove sei stata finora? Quest’isola era qui ad attenderti, calma e silenziosa all’estremo limite dell’arcipelago, con le sue piccole darsene e l’antica strada che taglia il villaggio, e i vecchi pontili, e le barche da pesca… Così bella da strapparti il cuore, e tu non la conoscevi neppure! Non è terribile? 

Che cosa avrà pensato Dio nel creare quest’isola? ‘Voglio fare una mistura speciale’ – ecco che cosa avrà pensato – ‘Voglio che sia brulla nei tanti piccoli scogli grigi e scabrosi; ma voglio che sia anche verdeggiante di querce e betulle, prati e cespugli in fiore: sì, perché voglio che trabocchi di roselline di macchia e folti e candidi biancospini in attesa di quel giorno di giugno, quando, fra milioni di anni, vi approderà Karin Melkerson’. 

Sì, Johan e Niklas, so benissimo cosa state pensando: ‘Come si fa ad essere così presuntuosi?’ E invece no, non sono presuntuosa: sono solo tanto felice; sì, perché al Buon Dio è venuto in mente di creare l’Isola dei Gabbiani proprio così com’è e in nessun altro modo, e di posarla come un gioiello ai margini dell’arcipelago, dove ha potuto conservarsi così come Lui l’aveva pensata.

E perché io ho avuto la fortuna di venirci!

Oltre il pontile i gabbiani volavano in cerchio, lanciando di tanto in tanto uno stridio acuto. Ma per il resto c’era solo questo incredibile silenzio, che sembrava di sentir frusciare nelle orecchie. Sul mare c’era un leggero velo di pioggia e tutto era bello, di una malinconica bellezza. Dagli alberi e dai cespugli cadevano grosse gocce, e c’era nell’aria un odore di altre piogge in arrivo, e di terra, e d’acqua salmastra, e d’erba bagnata.

Siamo arrivati da così poco tempo e dobbiamo già lasciare tutto. Ci sembra tanto difficile! Pelle deve separarsi dal suo coniglietto e dalla vecchia rimessa; Johan e Niklas Joan devono rinunciare alle loro capanne segrete, alle canne da pesca, ai tuffi dagli scogli e ai relitti sommersi; papà è costretto a lasciare la sua baita alla luce dell’alba, il suo canotto e la sua Vecchia Falegnameria. E io, che cosa sto per lasciare? I miei boschetti estivi, i miei meli e i miei piccoli sentieri nella foresta. E il silenzio della sera…


Mi sarà difficile non poter più sedermi sui gradini del portone di casa a guardare il riflesso della luna sul mare, rinunciare alle mie nuotate notturne sotto il cielo stellato, e non poter più addormentarmi in una cameretta sotto i tetti, cullata dal respiro delle onde.


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