Tra i versi e i paesaggi di Wordsworth

Giovedì 27 settembre 2018

La giornata non può che cominciare con un caffè americano in tazza grande e qualche discorso sulle vacanze in inglese e francese con gli altri ospiti dell’ostello.

Come mettiamo naso fuori dall’ingresso, respiriamo aria di nuvole che si stanno diradando lasciandosi dietro odore di lago, caminetto e scintille di legna appena tagliata. L’aria frizzante mattutina profuma di giornata di sole e ci accompagna lungo la strada che conduce a delle cascate poco distanti dal paese.

I colori brillano e la luce delinea nettamente i profili dolci e rudi delle montagne che circondano il paese e che il giorno prima non eravamo riuscite a scorgere a causa della densa nebbia.

Arrivate in paese, prendiamo un sentiero che svolta a destra addentrandosi nel bosco dove, qualche centinaio di metri più avanti, sentiamo lo scrosciare dell’acqua che salta da un gradone naturale all’altro.

Dopo una prima scorpacciata di bellezza, partiamo alla volta delle località tanto care e descritte in poesia da Wordsworth. Riattraversiamo il paese e, prima di prendere la strada giusta, ci perdiamo giusto un po’ di volte. Ma, una volta imboccata quella corretta, lo sguardo si riempie di bellezza. I colori sono più vivi e brillanti che mai grazie al sole che splende. Durante la nostra passeggiata di circa un’ora i nostri piedi marciano su un sentiero che costeggia fiume e prati, quasi fosse la Contea degli hobbit.

Il vento soffia leggero come solo la brezza autunnale sa fare, rigenerando mente e corpo e facendo staccare dai rami qualche foglia pronta a volare. Alla nostra sinistra ci sono le montagne, così nitide che si possono intravedere sentieri e appezzamenti di colori e piantagioni diverse. A destra il fiume, qualche papera e poi prati con pecore bianche, nere, bianche con zampe e muso neri, nere con zampe e muso bianchi e pecore maculate. Tutte nella stessa posizione: intente a brucare l’erba.

Arriviamo a Rydal Mount, luogo tanto amato da William Wordsworth e da una lunga serie di artisti romantici come John Constable, William Turner, Samuel Taylor Coleridge… che ne dipingevano paesaggi e componevano poesie.

Ecco per prima cosa la piccola cappella di Saint Marie, purtroppo chiusa ma circondata da un giardino curato, con una piccola meridiana sopra un sasso.

E i Rydal Gardens: i giardini dove, tra le tante piante, crescono anche gli Yew Trees, tra gli alberi più longevi di tutto il Regno Unito. Fiori, rose screziate, aiuole e panchine di legno fanno da cornice alla summer house.

Il Quiet Garden viene descritto come il pacifico luogo verde dove lavorare a libri o dipinti voleva dire divenire in armonia con la natura. Fiori, stagni e strani funghi arancioni ne fanno da tappeto naturale.

Leggermente ad est, entriamo in una minuscola casetta di pietra costruita apposta per osservare lo spettacolo della piccola cascata che si erge fuori dalla finestra. È la low waterfall cantata in versi in An Evening Walk dal poeta di Rydal Mount.

Tra la cascata e il cottage di Wordsworth c’è ancora una tappa: Rydal House.

Ed infine, il cottage di Wordsworth.

Nel ritorno, decidiamo di percorrere il sentiero che costeggia l’altra sponda del fiume e così, sotto un cielo ormai plumbeo e un vento leggermente sferzante, ci incamminiamo lungo una via sterrata larga e delimitata da campi popolati da pecore che convivono pacificamente e beatamente mangiando.

Torniamo in ostello dove, dopo aver salutato e ringraziato per la gentilezza i ragazzi dell’ostello che ci ha ospitato queste due prime notti, recuperiamo zaini e valigie.

Pronte per partire alla volta di Edimburgo.

Dopo aver fatto scorta di cibo prelibato al supermercato, patatine al gusto cipolla e panna acida e pop corn dolci, prendiamo l’autobus che ci porta in stazione. Durante l’attesa nella lounge, sedute sulle finte poltroncine morbide, cominciano a cadere le prime fini gocce di pioggia, mentre le fioche luci dei lampioni si accendono e il sole si accinge a calare.

Il viaggio in treno trascorre sullo sfondo delle verdi e gialle colline e montagne che scorrono dai vetri dei finestrini. Alla nostra sinistra, il sole ci saluta e con lui le pecore inglesi.

Alla nostra destra il cielo è minaccioso, ma le vette dolci e tondeggianti delle montagne sono baciate dagli ultimi caldi e dorati raggi del sole. Non ho mai visto una luce così commovente.


Poi il cielo diventa azzurro carta da zucchero e rosa, poi fucsia intenso, blu scuro e giallo. E, alla fine, i profili del montagne sono completamente neri e minuziosamente delineati.

Buonasera Edimburgo! Fa un freddo pazzesco. Ci sistemiamo in ostello e, dopo esserci imbacuccate con giacca a vento, guanti e sciarpa, pur essendo tardi, ci facciamo coraggio e facciamo due passi nel vicino centro città per inaugurare i giorni scozzesi.

Tappa della serata? Ovviamente, un tipico bar, il George IV bar, per scaldarci con un cidro ai frutti rossi color vinaccia-pozione magica e una birra scozzese con un nome stranissimo. Siamo fortunate: stasera suonano dal vivo, solo & classic guitar, e i sorrisi delle cameriere pazienti ci rassicurano. Io non mi sono ancora abituata al freddo, quindi tengo su il mio cappello marrone con il pon pon che mi dà sicurezza.

Il tavolo di legno scuro diventa la nostra scrivania dei progetti. E noi con cartine dispiegate, guide, menù da decifare, pennarelli e penne colorate per prendere appunti sulle birre e sui posti da visitare il giorno successivo.

Si fa tardi ed è ora di tornare in ostello. Il freddo è talmente pungente che decidiamo di fare la strada di corsa. Ridendo e correndo in discesa in mezzo alla strada dove le auto non passano più e i colori dei semafori diventano irrilevanti, viviamo la notte in quell’ora dove ormai tutto è permesso.

Buonanotte fredda Edimburgo, a domani.


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